Racket, sventato attentato a Gricignano d’Aversa

By at 2 December, 2008, 4:34 pm

GRICIGNANO D’AVERSA – La richiesta del pizzo di Natale dietro il tentativo di incendiare il bar «Excelsior» di Gricignano di Aversa e far esplodere la cabina elettrica vicina: è questa, probabilmente, l’ipotesi più accreditata che i carabinieri del reparto territoriale di Aversa stanno considerando sulla base di indizi e tracce di benzina trovate sulla saracinesca del bar, distante pochi metri dal cimitero di Cesa, in fase di ristrutturazione.
Un unico filo con matrice camorristica collegherebbe gli attentati a esercizi commerciali denunciati a carabinieri e polizia negli ultimi cinque mesi. Due persone a bordo di una moto, nella notte tra domenica e lunedì, hanno lanciato una bottiglia molotov contro la saracinesca del bar chiuso e sono fuggite attraversando via Atellana, in direzione Caivano, a tutta velocità senza lasciare tracce.
L’attentato non è riuscito, la molotov non è esplosa, e così il bar si è salvato. Ma il segnale è arrivato forte e chiaro al titolare del locale che, però, dopo aver denunciato il fatto, ha dichiarato di non aver mai subito richieste estorsive mentre i carabinieri, poco dopo, hanno raccolto i primi indizi che facevano, quasi certamente, ipotizzare il contrario.
Distruggere e incendiare imprese che non pagano la camorra a Natale, Pasqua e Ferragosto è il metodo più efficace per il clan dei Casalesi di imporre il dominio sul territorio. Proprio nel giorno di Natale un imprenditore di Cesa di soli ventisei anni undici mesi fa venne ucciso in un agguato. Cesario Ferriero, colpito da una pioggia di proiettili in diverse parti del corpo mentre tornava a casa sulla strada di Sant’Antimo, morì sul colpo.
Nella zona Atellana sotto il dominio del clan di Amedeo Mazzara e di Nicola Caterino, che da decenni si combattono una guerra senza fine per il controllo delle estorsioni, sono stati denunciati negli ultimi cinque mesi tre attentati a esercizi commerciali, uno ai danni di una concessionaria di auto dei Mazzara, e due tentativi di omicidio. L’ultimo è stato quello pianificato a tavolino che aveva come bersaglio un altro imprenditore edile, Vincenzo Esposito di cinquantaquattro anni, uscito vivo per miracolo sotto i colpi di una pistola calibro 7,65 il 20 settembre scorso.
Il primo tentativo fallito era stato portato a termine dalla batteria di fuoco del clan dei Casalesi nei primi giorni di agosto sempre a Cesa. Il boss Nicola Caterino è il referente storico dei Casalesi a Cesa che a metà degli anni 90 si è messo in proprio gestendo un proprio clan e imponendo la sua influenza in zone come Aversa, Gricignano d’Aversa, Cesa. Sconta la sua pena agli arresti domicliari a Cesa a causa di una forma di cecità a un occhio provocata da una ferita di un agguato mortale andato male. Come il capo dell’ala stragista Peppe Setola, ha goduto della forma meno restrittiva del carcere per un problema agli occhi, ma gli inquirenti non escludono che la sua influenza e la gestione dei profitti del clan siano ancora molto forti anche dopo la morte del fratello Michele Caterino, ucciso più di due anni fa.

Marilù Musto – Il Mattino

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Categories : Camorra
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