Influenza A: il Cotugno smentisce, ‘non è morto il paziente napoletano’
By Redazione at 2 September, 2009, 3:52 pm
NAPOLI – Immediatamente smentita dai dirigenti dell’ospedale Cotugno di Napoli e dall’assessorato regionale alla sanità, la notizia diffusasi poco dopo le 12.30 relativa alla morte del paziente cardiopatico ricoverato a Napoli. Le condizioni del paziente sono stabili rispetto al bollettino diffuso in mattinata.
L’uomo, napoletano, è da ieri sera nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cotugno, dove è giunto in gravi condizioni da un altro nosocomio. L’uomo soffriva già di insufficienza renale e cardiomiopatia dilatativa prima di contrarre il virus.
Il 50enne, già provato da una cardiopatia dilatativa, nel pomeriggio di ieri aveva raggiunto il pronto soccorso del Cardarelli perché respirava a fatica. Febbre alta, tosse, secrezioni mucose: i sintomi del H1N1. Trasferito al Cto, dopo il tampone e l’esame ematico, è arrivata la conferma della diagnosi. Quindi l’ammalato è stato accompagnato d’urgenza nella rianimazione del Cotugno, più idonea per seguire questo tipo di infezioni.
Nel frattempo, sono state avviate le indagini per capire come potrebbe essere avvenuto il contagio ed evitare il rischio di diffusione del virus: «Il paziente non era stato in vacanza all’estero», dice Franco Faella, direttore della prima divisione di malattie infettive dell’ospedale. Sono un centinaio i casi accertati negli ultimi mesi dal Cotugno.
«È difficile difendersi da questa nuova influenza», afferma Faella. Il motivo? «La diffusione della malattia avviene per via aerea. Quindi attraverso le goccioline emesse nel parlare e con un colpo di tosse. Non solo: il virus rimane appiccicato agli oggetti. Se il microrganismo resta, per esempio, un su un tavolo, toccandolo e poi portando la mano alla bocca è possibile il contagio».
Ecco perché la regola è: lavare spesso le mani. E poi, evitare luoghi affollati. «Come gli autobus, i treni, gli spogliatoi delle palestre: tutti gli ambienti dove sono presenti tante persone. Ma dobbiamo guardare anche la realtà negli occhi – avverte l’epidemiologo - l’epidemia è destinata ad ampliarsi come tutte le epidemie influenzali. Sarebbe assurdo pensare di rinchiudersi in casa per non ammalarsi».
Presumibilmente, «circa il venti per cento della popolazione contrarrà la malattia. È ipotizzabile un numero superiore di ammalati rispetto all’influenza stagionale. Ma quello che più preoccupa è la mortalità. Anche se bassa, con un alto numero di ammalati è chiaro che ci saranno tante vittime», aggiunge Faella.
L’allarme per l’influenza A è così alto innanzitutto perché si tratta di un virus nuovo. Quindi il nostro sistema immunitario non è in grado di riconoscerlo e il microrganismo può manifestarsi maggiore virulenza. «Siamo però ancora nella fase di osservazione - precisa Faella – non esiste letteratura scientifica in materia. Parliamo per la nostra esperienza, e per i casi visti sinora in ospedale, mentre in medicina siamo abituati a dare risposte certe».
Fino a oggi, quasi tutti gli ammalti curati al Cotugno hanno sempre avuto meno di 30 anni. «È possibile che i nati prima degli anni ’70 in precedenza abbiano avuto un contatto con virus simile a questo. Adulti e anziani potrebbero essere parzialmente immunizzati. Ma questa è una ipotesi».
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