Sepe: «Carceri siano luoghi di redenzione ed umane»

By at 26 September, 2009, 3:03 pm

Il Cardinal SepeNAPOLI – Uno strumento per costruire un ponte tra chi vive tra le mura di un carcere e la realtà esterna. Questo lo scopo primario del neonato ‘Movimento unito Uomo nuovo’ che oggi, nella sede dell’ufficio pastorale diocesano di Napoli, ha presentato una serie di proposte per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e per un migliore reinserimento nella società civile una volta scontata la pena.

Un movimento che, oltre ad essere costituito da ex detenuti, ha ricevuto adesioni anche da chi vive ancora dietro alle sbarre di una cella. A presiedere il movimento, don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale e responsabile dell’ufficio diocesano di pastorale carceraria.
All’incontro, accanto a don Franco e a tanti ex detenuti e alle loro famiglie, hanno partecipato il cardinale Crescenzio Sepe e Antonio Mattone responsabile della Comunità di Sant’Egidio.
Il movimento, nato a giugno, fino ad oggi, ha ricevuto, come detto da Nicola Trisciuoglio, ex detenuto e vicepresidente del movimento, «oltre mille adesioni non solo da ex detenuti, ma anche da detenuti delle carceri campane e di penitenziari del Nord come Trieste, Trento e Padova».
Due in sintesi le proposte che il Movimento intende portare all’attenzione del Parlamento e per cui, da domenica prossima, saranno raccolte delle firme. Proposte volte a snellire il numero dei detenuti delle carceri italiane: rendere le misure alternative alla detenzione, oggi facoltative e a discrezione della magistratura, obbligatorie fino a quattro anni di reclusione e il beneficio della liberazione anticipata nella misura di 60 giorni.

«Le carceri siano luogo di redenzione perché la dignità umana non si perde anche se si commette un delitto». Queste le parole del cardinale Crescenzio Sepe – Certamente è giusto espiare la pena per i reati e i delitti commessi – ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli – ma è bene che i luoghi di penitenza siano umanizzati così che possano essere luoghi di redenzione perchè un uomo non è mai condannato per sempre e definitivamente».

E per migliorare le condizioni di vita dei detenuti, il cardinale ha rivolto un appello alle istituzioni: «Sono le istituzioni - ha detto Sepe – a dover trovare il mezzo adatto affinchè ciò si possa fare, ma non si deve mai mortificare e trattare da non umani questi uomini e queste donne».
«Umanizzare» le carceri, questo l’invito del cardinale, «affinché la società sappia riaccogliere i detenuti in quanto persone perché quanto più rispettiamo gli uomini, tanto più miglioriamo la nostra società».

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