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Don Peppe Diana e “Per Amore del Mio Popolo” diventano una ballata

CASAL DI PRINCIPE - Don Peppe Diana ed il suo documento “Per l’amore del mio popolo” diventano una ballata. Parole e musica sono di Luca Caiazzo, in arte Lucariello, il rapper che l’anno scorso con “Cappotto di Legno” ha raccontato il clan dei casalesi e le minacce contro Roberto Saviano.

Luca, cos’è cambiato nel tuo modo di fare musica da Cappotto di Legno in poi?
«Le argomentazioni dei testi delle mie canzoni son state sempre più o meno quelle. Hanno sempre riguardato scene di vita vissute nei nostri territori, nelle nostre periferie. “Cappotto di legno”, però, ha avuto una grossa esposizione dal punto di vista mediatico e si è trovata all’interno di un discorso molto più ampio come quello dei temi della legalità. Proprio il feedback positivo che ho notato rispetto a questa canzone mi ha portato ad affezionarmi a tale discorso ed a scrivere di certe storie e situazioni».

Come appunto la vicenda di Don Peppe Diana. Come l’hai conosciuto?
«C’è stato una sorta di pre-incontro con Don Peppe Diana: il mio bassista all’epoca frequentava Casal di Principe e me ne aveva parlato più volte di questa figura di sacerdote Ma, chiaramente, è stata fondamentale la storia raccontata da Roberto Saviano».

Che idea ti sei fatto di Don Peppe Diana?
«Mi son fatto l’idea di una persona che per amore della sua gente ha messo a rischio la sua stessa vita. Una cosa straordinaria che un po’ manca alla nostra generazione. Chi direbbe, oggi, che per l’amore che sente per la sua gente non può stare zitto, per l’amore che sente per il suo popolo deve gridare e facendo questo mette a rischio la propria vita?»

Questa storia ha cambiato qualcosa in Lucariello musicista?
«Sì. E’ stato l’inizio di un percorso. Certe storie, certi esempi riescono a tirare fuori il meglio di te. Riguardano il coraggio, il valore, cose che tutti noi abbiamo e serve soltanto la forza di tirarle fuori. E questa vicenda ti à proprio quella forza, quella botta, per tirarle fuori».

E di Luca uomo?
«Sono diventato più sensibile rispetto a certe cose che prima passavano inosservate. Adesso invece le vedo con più chiarezza e cerco, in qualche modo, per quel minimo che posso, di contrastarle».

Cosa può fare la musica per la legalità?
«La musica è un amplificatore di sentimenti quindi anche il sentimento di giustizia può passare attraverso la musica. Questo è quello che io cerco di fare. A me la musica ha cambiato la vita, lo posso dire tranquillamente. Non solo perché faccio musica ma anche perché ha fatto in modo che non prendessi altre strade. C’ho investito tutta la mia vita e continuerò a farlo».

Michele Docimo

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Posted by on ott 21 2009. Filed under Camorra, Cultura e Spettacoli. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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