Libera mette simbolicamente all’asta i beni confiscati

By at 24 November, 2009, 5:34 pm

ROMA – «A.A.A Vendesi a Palermo in contrada Schillaci, terreno fabbricato rurale dal valore di oltre 286 mila euro confiscato al boss mafioso Salvatore Lo Piccolo. Offerta nel napoletano , Marano area nord di Napoli , villa con tavernetta e giardino valore stimata di 1.559.000 euro confiscata al boss Giuseppe Polverino legato al clan dei Nuvoletta»: sono alcuni esempi concreti di beni immobili che Libera – Associazione , nomi e numeri contro le mafie, ha messo stamane in vendita in un’asta simbolica «per protestare contro il rischio di vendita dei beni confiscati alle mafie. Fanno parte di quell’elenco -spiegano i promotori- di circa 3.500 beni immobili confiscati alla criminalità organizzata ancora da destinare a fini sociali che potrebbero essere a rischio qualora passasse anche alla Camera l’emendamento alla Finanziaria approvato la scorsa settimana al Senato».

Sono stati oltre 40 i beni che Libera ha svenduto e messo all’asta presso la Bottega della Legalità di Roma. Un’asta simbolica che ha visto come banditori d’eccezione Don Luigi Ciotti, Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, i presidenti delle principali associazioni Legambiente, Arci, Acli, Uds, Uisp, rappresentanti dei sindacati e familiari di vittime di mafie.

Al 30 giugno 2009 , ricorda Libera, i beni immobili confiscati alle mafie sono 8.933, 5.407 sono stati destinati allo Stato o ai Comuni e 3.213 sono ancora quelli da destinare. «Chiediamo che quell’emendamento venga ritirato. Il vero provvedimento utile - commenta Luigi Ciotti, presidente di Libera – sarebbe trovare il modo per agevolare la restituzione quei beni ai cittadini perché con quell’emendamento attraverso stratagemmi, opere di ingegneria i beni tornerebbero agli stessi boss che da tempo chiedono di venderli, perché loro hanno i soldi per ricomprarli. L’emendamento che riforma la legge del 1996 che prevede la destinazione sociale dei patrimonio della criminalità, è un altro segnale alla mafia – continua don Ciotti - come quello sulle intercettazioni, sulla scudo fiscale, sul Comune di Fondi non commissariato».

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