Primo Marzo: Primo giorno di primavera

By Michele at 1 marzo, 2010, 9:36 pm

NAPOLI – Di seguito il testo raccolto, di getto, subito dopo il corteo che ha chiuso la prima parte della manifestazione “Nessun uomo è illegale“.

Tanti piccoli pensieri. Parole semplici pronunciate da Elenauna dei circa ventimila cittadini (migranti, studenti, insegnanti, lavoratori disoccupati) che stamattina hanno marciato da Piazza Garibaldi a Piazza del Plebiscito.

Lei era lì per esserci, per se stessa, per reclamare dei diritti, per lottare, per dire basta ma anche  in quello che le sembra«il primo giorno di primavera» per…sorridere.

«Ore 11.00 Piazza Garibaldi…Si parte…siamo tanti e siamo diversi, tante bandiere, striscioni, slogan, cartelli, uno su tutti stampato addosso, segno del viso, espressione del corpo…sorriso.

Mi guardo intorno per provare a contenere tanta bellezza, vedere non basta, predisporre presenza ad accogliere, essere con Altri, essere Uno, allora un brivido percorre la schiena, primo giro di boa.

Ripartiamo da qui. BASTA RAZZISMO, ripetiamo con forza, il Corso ci aspetta, lenti e compatti riprendiamo il cammino…oggi la strada è lunga e battuta.

Ci sono gli studenti, gli insegnanti, il sindacato, le associazioni, per ognuno un colore o una bandiera, ma di questa giornata un solo colore rimane come la luce del sole…giallo su tutto.

Affretto il passo arrivo dinanzi, siamo tanti e siamo diversi, vedo un’appartenenza che non ha bandiere è l’uomo di fianco, africano, indiano, pakistano, italiano? No oggi, è solo l’uomo che segue il passo a ritmo di danza.

Mi sento felice, mi sento di un mondo. Mai Napoli fu così autentica, come fuoco del Vesuvio una forza che la attraversa, un’energia, una voce all’unisono, che chiede all’uomo dell’Uomo.

Ecco una terra! E questa terra è la mia, perché la calpesto, la sudo e lavoro, il confine è il mio corpo non la mia pelle, fin dove sospingo è parte di me.

Guardo negli occhi e qualcosa ritorna, torna l’Amore che non chiede bisogno. Sono nell’altro e sono migliore, sono un segno restituito, sono Parola, parola di chi traduce oggi con forza il dolore con la presenza ad Essere qui.

Mi volto un istante e l’orizzonte è pieno, non so dire con i numeri forse  15.000 o 20.000, ma che importa quando alla marcia oltre che i piedi abbiamo messo le intenzioni e gettato le basi, basi per costruire fuori d’ogni ideologia la necessità di riconoscere all’Altro gli stessi diritti, e all’Altro io dico quando bussa alla porta: “Avanti!” “Al Permesso”. Senza discriminazioni nè pregiudizio».

Michele Docimo / Elena Cennini

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Categories : Cronaca


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