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	<title>il cavatappi &#187; Cronaca</title>
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	<description>Nel cuore dell&#039;informazione</description>
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		<title>Fiat: A Pomigliano coi delegati Fiom anche i migranti di Rosarno</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 14:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/demo/rosarnocastelvolturno.jpg" alt="" width="150" height="112" />POMIGLIANO D'ARCO - </strong>A  fianco dei lavoratori della Fiat di Pomigliano d'Arco sono scesi anche  gli  extracomunitari di Rosarno.



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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/demo/rosarnocastelvolturno.jpg" alt="" width="300" height="224" />POMIGLIANO D&#8217;ARCO &#8211; </strong>A  fianco dei lavoratori della Fiat di Pomigliano d&#8217;Arco sono scesi anche  gli  extracomunitari di Rosarno.</p>
<p>Una delegazione di lavoratori, impiegati  nei campi  della cittadina calabrese, ha raggiunto i delegati Fiom  all&#8217;assemblea generale  in corso di svolgimento a Pomigliano d&#8217;Arco,  dove ha espresso la propria  solidarietà agli operai del Giambattista  Vico.</p>
<p>«<em>I ragazzi di Rosarno </em>- ha   spiegato un loro rappresentante salito sul palco &#8211; <em>hanno avuto il  coraggio di  dire basta alle condizioni di lavoro cui erano sottoposti. E  per questo sono  vicini agli operai che hanno avuto il coraggio di dire  no ad un accordo che  peggiorerebbe le condizioni di lavoro in fabbrica</em>».</p>
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		<title>dal quotidiano Avvenire: Immigrati allo stremo. Castelvolturno scoppia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 14:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[<strong><img class="alignleft" style="margin: 3px 5px;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/demo/persone/a/avvenire.jpg" alt="" width="150" height="112" />CASTELVOLTURNO - </strong>La piccola Africa sta scoppiando. Nelle terre di Gomorra alla vigilia della stagione dei pomodori, dopo i lavoratori fuggiti da Rosarno, la crisi ha riportato molti nigeriani e ghanesi da Spagna e Nord Italia a Castel Volturno, trasformata dai clan dei casalesi in ghetto e serbatoio per spaccio e prostituzione.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="margin: 3px 5px;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/demo/persone/a/avvenire.jpg" alt="" width="300" height="224" />CASTELVOLTURNO &#8211; </strong>La piccola Africa sta scoppiando. Nelle terre di Gomorra alla vigilia della stagione dei pomodori, dopo i lavoratori fuggiti da Rosarno, la crisi ha riportato molti nigeriani e ghanesi da Spagna e Nord Italia a Castel Volturno, trasformata dai clan dei casalesi in ghetto e serbatoio per spaccio e prostituzione.</p>
<p>In prima fila è rimasta la Chiesa. Che, in una situazione di emergenza costante da almeno 15 anni, si prodiga con la generosità di volontari e operatori nonostante le accuse di &#8220;buonismo&#8221; dell’inerte amministrazione comunale. Anzitutto al famoso centro di accoglienza &#8220;Fernandes&#8221;, avamposto della speranza della Caritas diocesana di Capua. Un’oasi nello squallore della Domiziana, strada di spaccio e prostituzione con 500 nigeriane vittime di tratta.</p>
<p>Preso d’assalto, con la gente costretta a dormire fuori, ospita ogni giorno 75 persone, 400 pasti, docce, degenza post ospedaliera, propone attività di alfabetizzazione e mediazione culturale col supporto quasi esclusivo di volontari e fondi della Diocesi. Qui operano lo sportello legale del patronato Acli e l’associazione di medici volontari &#8220;Jerry Masslo&#8221; cui va aggiunto l’impegno delle parrocchie e dei missionari Comboniani e delle diverse ong.</p>
<p>Secondo un rapporto stilato ad aprile per il Viminale dallo Iom, l’organizzazione internazionale dei migranti dell’Onu, gli immigrati in città, su 23mila abitanti, erano 8mila, 3500 dei quali ghanesi, altrettanti nigeriani oltre a quote minoritarie di liberiani, togolesi, ivoriani e burkinabè. Ma chi opera nell’accoglienza, Acli e Caritas, due mesi dopo ne stima 10-12mila.</p>
<p>Basta girare per le villette malmesse e sovraffollate di Destra Volturno per capire che i numeri qui cambiano troppo in fretta. Si entra solo di giorno e i bianchi sono una rarità. Le vie anonime e rotte del rione-ghetto, dove i cani randagi assaltano i cassonetti dei rifiuti stracolmi, sono prive di auto, gli abitanti non possono permettersele. Unici punti di aggregazione, le sale di culto pentecostali, ricavate in negozi dismessi. Nel quartiere &#8220;sgarruppato&#8221;, un letto si trova sempre. A 50, 75 ,o 100 euro al mese, dipende dal numero degli inquilini. Rendono a quei proprietari italiani che non si fanno troppi scrupoli (e poi sfilano contro i migranti) circa 1000 euro mensili in nero. Non tutte hanno acqua, fogna e luce.</p>
<p>La costa è stata scempiata negli anni 70 da 12mila abitazioni, secondo Legambiente abusive. La speculazione edilizia ha inquinato il mare, il turismo è declinato e le case sono rimaste vuote. Nel 1980 le hanno riempite i terremotati sfollati da Napoli. Agli inizi degli anni 90 è toccato agli immigrati. Che, reclutati all’alba dai caporali, vanno a lavorare 11 ore per 20 &#8211; 25 euro in nero nei frutteti dell’Agro Aversano o nei campi a Villaricca, Varcaturo e Villa Literno, a raccogliere pomodori e ortaggi.</p>
<p>«<em>Molti sono regolari</em> -spiega <strong>Fouad Kerrit</strong>, prezioso mediatore culturale tunisino dello sportello Acli che offre assistenza legale al centro &#8220;Fernandes&#8221; - <em>con un permesso umanitario o sono richiedenti asilo, ma tutti con lavori irregolari in agricoltura. Peggio di tutti stanno gli indiani &#8220;invisibili&#8221; delle aziende bufaline, quelle che fanno mozzarelle</em>». Costretti secondo lo Iom a vivere segregati nelle stalle con le bestie, sottoposti a estenuanti orari di lavoro.</p>
<p>Chi non ce la fa chiede aiuto al &#8220;Fernandes&#8221;, dove un poster ricorda la grande cantante sudafricana nera<strong> Miriam Makeba</strong>, &#8220;mama Afrika&#8221;, morta d’infarto dopo un concerto a Castel Volturno e che passò qui l’ultimo giorno della sua vita il 9 novembre 2008.</p>
<p>«<em>Siamo stati lasciati soli dalle istituzioni locali che in più ci attaccano</em> &#8211; denuncia con pacatezza il direttore,<strong>Antonio Casale</strong> - <em>perché sostengono che la nostra carità attira gli immigrati. Che invece vengono perché sanno che qui ci si arrangia. Così crescono i disagi e non si investe sull’integrazione. Gli africani, se restano isolati, non imparano una parola di italiano. Noi facciamo la nostra parte 365 giorni all’anno per accogliere. Ma lo Stato deve riaffermare la legalità</em>».</p>
<p>«<em>La situazione mi preoccupa </em>- aggiunge il presidente delle Acli casertane <strong>Michele Zannini</strong>, leader nazionale anche di Acliterra - <em>perché la recessione toglie lavoro agli italiani e si rischia che i braccianti romeni, i quali accettano paghe da 15 euro al giorno, estromettano pure gli africani. Temo guerre tra poveri. Eppure non mancherebbero le risorse agricole e turistiche. Ma serve legalità</em>».<br />
La breccia può aprirla l’articolo 600 del codice penale sulla riduzione in schiavitù. Lo Iom, d’intesa con la Procura nazionale antimafia, ha chiesto alla magistratura locale di proteggere gli irregolari che denunciano gli sfruttatori, come fossero schiavi che si ribellano agli aguzzini. Una speranza per questa terra di nessuno «spolpata» cinicamente, come l’Africa.</p>
<p><strong>Paolo Lambruschi / Avvenire</strong></p>
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		<title>Lavoro: Per il 60% dei disoccupati è rubato da immigrati</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 17:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft" style="margin: 3px 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/muratori.jpg" alt="" width="150" height="112" />Il 60% dei disoccupati e il 41% degli operai ritiene che gli extracomunitari rubino il lavoro agli italiani


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 3px 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/muratori.jpg" alt="" width="300" height="224" />Il 60% dei disoccupati e il 41% degli operai ritiene che gli extracomunitari rubino il lavoro agli italiani: lo afferma una ricerca dell&#8217;istituto <strong>Swg</strong>, presentata oggi dal direttore dell&#8217;istituto, <strong>Enzo Risso</strong>, all&#8217;assemblea nazionale di Legacoop a Firenze.</p>
<p>Sei italiani su dieci, secondo le rilevazioni dell&#8217;istituto, temono di perdere il posto di lavoro, o che lo perda un familiare, e l&#8217;87% degli italiani preferisce avere meno soldi ma il posto sicuro.</p>
<p>Il fenomeno dell&#8217;immigrazione, per la Swg, rappresenta «<em>uno dei fattori più destabilizzanti e portatori di inquietudine</em>». In particolare, la propensione a non demonizzare l&#8217;Islam è calata di 27 punti dal 2004 ad oggi: il 68% degli italiani sostiene che l&#8217;Italia abbia fatto troppe concessioni agli immigrati musulmani, e il 48% degli italiani ritiene la stessa religione islamica un pericolo per tutti, dati in netta crescita rispetto all&#8217;inizio degli anni Duemila.</p>
<p>Nel complesso, il senso di fragilità, smarrimento e insicurezza è sempre più diffuso: il 59% degli italiani pensa che il Paese stia regredendo anzichè modernizzandosi, il 48% chiede maggiore meritocrazia, il 70% pensa che oggi ci sia più ineguaglianza rispetto a 20 anni fa. Il 63% degli italiani esprime una sensazione di insicurezza in relazione al tema della crescita della microcriminalità nel territorio di residenza, e il 54% teme che non possa essere contenuta.</p>
<p>Si indebolisce anche il legame di appartenenza con la Chiesa: il 59% ritiene validi i suoi insegnamenti (77% nel 2003), ma l&#8217;indice della centralità dei valori cattolici per gli italiani è sceso a quota 46, contro il 65 del 2000, anno del Giubileo: per i praticanti l&#8217;indice è di 73 contro il 95 del 2000. Relativamente a temi etici l&#8217;86% oggi è favorevole a una legge che, a determinate condizioni, consenta l&#8217;eutanasia; il 58% degli italiani pensa che la 194 sia una buona legge, il 69% è favorevole all&#8217; equiparazione fra coppie di fatto e sposate, e il 92% è favorevole al testamento biologico</p>
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		<title>Immigrazione: La Consulta boccia l&#8217;aggravante della clandestinità</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 09:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/cassazione.jpg" alt="" width="150" height="112" />ROMA-</strong> Le accuse di incostituzionalità rivolte ai due pacchetti sicurezza varati dal governo <strong>Berlusconi</strong> nelle estati del 2008 e del 2009 sono state su per giù le stesse mosse oggi dall'opposizione all'indirizzo del ddl intercettazioni.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/cassazione.jpg" alt="" width="300" height="224" /></strong> Le accuse di incostituzionalità rivolte ai due pacchetti sicurezza varati dal governo<strong> Berlusconi</strong> nelle estati del 2008 e del 2009 sono state su per giù le stesse mosse oggi dall&#8217;opposizione all&#8217;indirizzo del ddl intercettazioni.</p>
<p>La coincidenza ha voluto che, proprio mentre al Senato andava in scena lo scontro sul provvedimento del Guardasigilli<strong> Angelino Alfano</strong>, a Palazzo della Consulta si sia deciso il destino di due misure alla base del giro di vite sui clandestini voluto dal ministro dell&#8217;Interno<strong>Roberto Maroni</strong>.</p>
<p>La Corte Costituzionale, con un voto a maggioranza in camera di consiglio, da un lato ha bocciato l&#8217; aggravante di clandestinità (pene aumentate di un terzo se a delinquere sia un immigrato presente illegalmente in Italia), mentre dall&#8217;altro ha dato un sostanziale via libera alla legittimità del reato di clandestinità (punito con l&#8217;ammenda da 5mila a 10mila euro).</p>
<p>Le ragioni della deliberazione apprese da fonti qualificate si conosceranno solo quando i due giudici relatori,<strong> Gaetano Silvestri</strong> e <strong>Giuseppe Frigo</strong>, le metteranno nero su bianco nel corso delle prossime settimane.</p>
<p>Nel frattempo, maggioranza e opposizione plaudono a una decisione che, proprio per la sua doppia natura, sembra accontentare tutti.</p>
<p>A cadere sotto la scure dell&#8217;illegittimità è stata l&#8217;aggravante di clandestinità introdotta nel luglio 2008 dal primo pacchetto sicurezza. Innanzitutto per irragionevolezza (art.3 della Costituzione) perchè‚ &#8211; sarebbe stato questo il ragionamento dei giudici della Consulta &#8211; in base al principio del <em>&#8216;ne bis in idem</em>&#8216; l&#8217;aggravamento della pena andrebbe a collidere con il reato di clandestinità del secondo pacchetto sicurezza, entrato in vigore nell&#8217;estate del 2009.</p>
<p>Inoltre, nell&#8217;accogliere alcune delle questioni sollevate dai Tribunali di Livorno e Ferrara, la Corte avrebbe ritenuto che l&#8217;aumento di pena violi il principio costituzionale del «<em>fatto materiale</em>» quale presupposto della responsabilità penale, nel senso che l&#8217;aumento di pena sarebbe collegato esclusivamente allo &#8216;status&#8217; del reo (il trovarsi irregolarmente in Italia) e non alla maggiore gravità del reato, nè alla maggiore pericolosità dell&#8217;autore (è il caso dei recidivi o dei latitanti).</p>
<p>Disco verde invece al reato di clandestinità, contestabile dall&#8217;estate 2009 dopo il varo del secondo &#8216;pacchetto sicurezza&#8217;: la Consulta avrebbe dichiarato infondate diverse questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Pesaro e da numerosi giudici di pace (Orvieto, Lecco, Torino, Cuneo, Vigevano e Gubbio).</p>
<p>In ambienti dell&#8217;Alta Corte viene fatto notare che tocca comunque attendere e leggere attentamente le motivazioni della decisione, scritta in questo caso dal giudice Frigo.</p>
<p>Dalla Corte, infatti, dovrebbe arrivate un&#8217;indicazione ben precisa e cioè che spetta al giudice di pace valutare, caso per caso, la grave entità del fatto, così da escludere eventuali giustificati motivi che possano aver indotto l&#8217;immigrato a trattenersi illegalmente in Italia.</p>
<p>Ed è proprio sul sostanziale via libera al reato di immigrazione clandestina che si concentra la soddisfazione del presidente dei senatori del Pdl,<strong> Maurizio Gasparri</strong>, secondo cui «<em>appare secondaria la circostanza riguardante l&#8217;aggravante di clandestinità. Quel che conta davvero in quelle norme è avere sancito che entrare illegalmente in Italia è un reato</em>».</p>
<p>Di tutt&#8217;altro avviso l&#8217;opposizione: <strong>Luigi Li Gotti</strong> (Idv) plaude alla bocciatura dell&#8217;aumento di pena per i clandestini («<em>si torna così al diritto, che troppo spesso per i capricci della Lega e per grossolanità propagandistica viene messo in discussione</em>»), e altrettanto fa <strong>Livia Turco</strong> (Pd) che sottolinea il punto messo dalla Consulta «<em>su una questione di grossolana incostituzionalità di una norma animata solo da furore ideologico che introduceva l&#8217;aggravante di clandestinità».</em></p>
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		<title>Napoli: I giorni della partenza e i giorni dell&#8217;arrivo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 13:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://festivaldelleculture.files.wordpress.com/2009/06/come-un-uomo-sulla-terra-b.jpg" alt="" width="150" height="112" />NAPOLI -</strong> L’organizzazione non governativa CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud e l’associazione L.E.S.S. Onlus (Centro studi e iniziative di Lotta all'Esclusione Sociale per lo Sviluppo),  nell'ambito della campagna IO ACCOLGO UN RIFUGIATO e del progetto finanziato dalla Provincia di Napoli “I giorni della partenza e i giorni dell’arrivo”,hanno organizzato la presentazione e proiezione del documentario “C.A.R.A. Italia”


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://festivaldelleculture.files.wordpress.com/2009/06/come-un-uomo-sulla-terra-b.jpg" alt="" width="248" height="186" />NAPOLI -</strong> L’organizzazione non governativa CISS &#8211; Cooperazione Internazionale Sud Sud e l’associazione L.E.S.S. Onlus (Centro studi e iniziative di Lotta all&#8217;Esclusione Sociale per lo Sviluppo),  nell&#8217;ambito della campagna IO ACCOLGO UN RIFUGIATO e del progetto finanziato dalla Provincia di Napoli “I giorni della partenza e i giorni dell’arrivo”,hanno organizzato la presentazione e proiezione del documentario “C.A.R.A. Italia” (40’, col. 2010) un film di<strong> Dagmawi Yimer</strong> con<strong> Hassan Daud</strong> e<strong> Abubaker Jokof </strong>presso La Città del Sole  (via Giovanni Ninni, 34 – traversa di via San Gregorio Armeno), Napoli il giorno 10 giugno 2010 alle ore 20,00.</p>
<p>Modera l’incontro<strong> Marika Visconti</strong>, presidente di L.E.S.S. Onlus e sono previsti gli interventi del regista Dagmawi Yimer, del Professore dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” <strong>Alessandro Triulzi </strong>e della referente ASGI per la Campania <strong>Liana Nesta</strong>.</p>
<p>Prodotto da Asinitas Onlus nell’ambito dell’Archivio Audiovisivo delle Memorie Migranti, il film C.A.R.A. Italia è stato girato quasi interamente all’interno del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto a poche decine di chilometri da Roma, e racconta per la prima volta dall’interno lo spaesamento dell&#8217;arrivo in un paese sempre più inospitale.</p>
<p>Con questo documentario, il regista Dagmawi Yimer, già autore di Come un uomo sulla terra (2008) che ha ricevuto un grande successo di pubblico e critica, racconta in maniera intima e asciutta la vita quotidiana dei Centri di accoglienza attraverso la prospettiva di due ragazzi somali, Hassan Daud e Abubaker Jokof, sorretti dal sogno di poter frequentare un giorno l’università e invece costretti a galleggiare nel vuoto e nell’incertezza dell’ospitalità italiana.</p>
<p>La presentazione del film è una delle iniziative previste dalla terza edizione della campagna di sensibilizzazione sul diritto di asilo nella provincia di Napoli dal titolo “IO ACCOLGO UN RIFUGIATO” promossa dalla L.E.S.S. onlus in collaborazione con altre organizzazioni ed enti di tutela.</p>
<p>La campagna, iniziata ufficialmente lo scorso 17 maggio e che si concluderà il 10 dicembre, ha come obiettivo quello di ampliare il numero di soggetti che si occupano di tutela del diritto di asilo sul nostro territorio e di informare e sensibilizzare la cittadinanza sulle motivazioni che spingono i migranti forzati a fuggire dai loro Paesi. Sono previsti incontri nelle scuole, seminari e tavole rotonde, una campagna di affissioni, la proiezione di docufilm e la realizzazione di un evento culturale in occasione della “Giornata mondiale del rifugiato” che si celebra ogni anno il 20 giugno.</p>
<p>“I giorni della partenza  e i  giorni dell’arrivo” è un progetto finanziato dalla provincia di Napoli e attuato dall’Ong CISS che, dal suo inizio nel mese di febbraio, si è proposto di sensibilizzare e informare il territorio napoletano sulla tematica della migrazione attraverso la costruzione di un percorso di narrazione e di recupero della memoria migrante all’interno del laboratorio di accoglienza linguistica, attraverso la produzione di pillole video realizzate dai migranti stessi, di seminari ed eventi rivolti ai cittadini napoletani e alle comunità migranti presenti sul territorio.</p>
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		<title>Maroni: &#8220;In Campania un nuovo Centro Identificazione e Espulsione&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 19:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.mediterraneonline.it/show_image_NpAdvSinglePhoto.php?filename=/2009/07/maroni1.jpg&#38;cat=17&#38;pid=6093&#38;cache=false" alt="Roberto Maroni" width="150" height="112" />ROMA - </strong>Il Ministro dell'Interno, <strong>Roberto Maroni</strong>, nel corso dell'odierno Question Time alla Camera ha affermato che "<em>è intenzione del governo costruire 4 nuovi Cie entro il 2010, uno dei quali in Campania</em>".



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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.mediterraneonline.it/show_image_NpAdvSinglePhoto.php?filename=/2009/07/maroni1.jpg&amp;cat=17&amp;pid=6093&amp;cache=false" alt="Roberto Maroni" width="150" height="112" />ROMA &#8211; </strong>Il Ministro dell&#8217;Interno, <strong>Roberto Maroni</strong>, nel corso dell&#8217;odierno Question Time alla Camera ha affermato che &#8220;<em>è intenzione del governo costruire 4 nuovi Cie entro il 2010, uno dei quali in Campania</em>&#8220;.</p>
<p>«<em>Oggi sono tredici i centri in nove regioni </em>-ha aggiunto -<em> in tutte le altre regioni saranno realizzati nel corso della legislatura. Prevediamo, entro la fine di quest&#8217;anno, di cominciare la realizzazione di centri in quattro regioni: Veneto, Toscana, Marche e Campania</em>».</p>
<p>«<em>Abbiamo già individuato delle aree, lontane dai centri abitati e vicine agli aeroporti, in strutture pubbliche dismesse da ristrutturare, ad esempio delle caserme</em> -ha spiegato il responsabile del Viminale - <em>nelle prossime settimane incontrerò i presidenti di queste quattro regioni per valutare le nostre proposte e definire con loro la sede più idonea in ciascuna di queste quattro regioni</em>»</p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>Michele Docimo<br />
</strong></em></p>
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		<title>Fa tappa a Castelvolturno la campagna &#8220;Mondiali al contrario&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 13:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong><a href="http://www.cuorenormanno.it/portale/wp-content/uploads/2010/05/abahlali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5157" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px; margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: 1px solid black;" title="abahlali" src="http://www.cuorenormanno.it/portale/wp-content/uploads/2010/05/abahlali.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>CASTEL VOLTURNO - </strong> A tre settimane dall’inizio della Coppa del mondo di calcio tre sudafricani di<strong> Abahlali baseMjondolo</strong> («<em>quelli che vivono nella baracche</em>», in lingua zulu), il movimento che secondo il Times «<em>ha scosso il panorama politico del Sudafrica</em>», percorreranno la strada inversa per venirci a trovare in Italia.


Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.cuorenormanno.it/portale/wp-content/uploads/2010/05/abahlali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5157" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px; margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: 1px solid black;" title="abahlali" src="http://www.cuorenormanno.it/portale/wp-content/uploads/2010/05/abahlali.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>CASTEL VOLTURNO &#8211; </strong> A tre settimane dall’inizio della Coppa del mondo di calcio tre sudafricani di<strong> Abahlali baseMjondolo</strong> («<em>quelli che vivono nella baracche</em>», in lingua zulu), il movimento che secondo il Times «<em>ha scosso il panorama politico del Sudafrica</em>», percorreranno la strada inversa per venirci a trovare in Italia.</p>
<p>Dal 18 al 30 maggio<strong> Busisiwe, Thembani </strong>e<strong> Philani</strong> incontreranno associazioni e cittadini per raccontare che cosa significa la Coppa del mondo per i sudafricani più poveri, per parlare della lotta di Abahlali per terra, case, dignità e democrazia nel Sudafrica post-apartheid e ascoltare a loro volta il racconto di chi si ostina a immaginare un altro mondo.</p>
<p>È la campagna «<em>Mondiali al contrario</em>» promossa dal settimanale Carta, alcuni missionari comboniani e altri cittadini, singoli e di organizzazioni sociali.<br />
Sono previste iniziative a Castel Volturno, Reggio Calabria, L’Aquila, Chieti, Pisa, Verona, Santorso [Vi] e Vicenza, Milano, Varese, Torino e Val di Susa, e Roma.</p>
<p><em><strong>Michele Docimo</strong></em></p>
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		<title>«Caro Sindaco siamo disponibili a parlare con lei&#8230;» le associazioni scrivono a Scalzone</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 13:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs186.snc3/19362_1266959687441_1633266131_685580_6415443_n.jpg" alt="" width="150" height="112" /><strong>CASTELVOLTURNO -</strong> A seguito delle <a href="http://www.cuorenormanno.it/portale/2010/04/27/scalzone-%C2%ABla-nostra-rovina-sono-stati-i-padri-comboniani-e-le-assocazioni-di-volontariato%C2%BB/" target="_blank">esternazioni</a> fatte alla stampa del sindaco di Castelvolturno, <strong>Antonio Scalzone</strong>, le  associazioni operanti sul territorio, e tirate in ballo nelle dichiarazioni di Scalzone,   hanno preso carta e penna e risposto al primo cittadino.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs186.snc3/19362_1266959687441_1633266131_685580_6415443_n.jpg" alt="" width="300" height="224" /><strong>CASTELVOLTURNO -</strong> A seguito delle <a href="http://www.cuorenormanno.it/portale/2010/04/27/scalzone-%C2%ABla-nostra-rovina-sono-stati-i-padri-comboniani-e-le-assocazioni-di-volontariato%C2%BB/" target="_blank">esternazioni</a> fatte alla stampa del sindaco di Castelvolturno, <strong>Antonio Scalzone</strong>, le  associazioni operanti sul territorio, e tirate in ballo nelle dichiarazioni di Scalzone,   hanno preso carta e penna e risposto al primo cittadino.</p>
<p><em>« Caro sindaco,</em><br />
<em> non ha cominciato nella migliore delle maniere il suo terzo mandato come primo cittadino.<br />
Incitare la popolazione ad una rivolta stile <strong>Rosarno </strong>non è proprio un buon modo. Non è parlando alla pancia della gente che si possono risolvere i problemi di questo territorio.</em></p>
<p><em>Le sue affermazioni ci spaventano. Lei in questo modo si sta assumendo tutta la responsabilità di gettare benzina su un fuoco già acceso, perché chiamare alla rivolta una popolazione Italiana già esasperata e sofferente, è solamente un atto irresponsabile.</em></p>
<p><em>Lo hanno capito anche i vertici del suo partito che hanno subito preso le distanze dalle sue allarmanti dichiarazioni.<br />
Anche i cittadini Italiani soffrono. Soffrono per la mancanza di lavoro e di possibilità e sono lasciati a se stessi da Istituzioni ormai sempre più lontane dalle loro vite.</em></p>
<p><em>I servizi sociali non hanno un soldo e sono così resi incapaci di affrontare i problemi reali della gente. Ma lei continua a dire che Castel Volturno è alla deriva a causa degli immigrati, confondendo così le carte in tavola, scatenando una inutile e illogica guerra tra poveri.</em></p>
<p><em>Lei ha attaccato tutte le associazioni che si impegnano a fianco degli immigrati e parte della chiesa. Ha affermato che questi soggetti sono la rovina di Castel Volturno.</em></p>
<p><em>Che sono le associazioni che tentano di camminare CON gli Immigrati a fare da calamita. Ma lei dimentica che molto prima che si costituissero le varie associazioni operanti oggi sul territorio, a poca distanza dalla Domitiana c’era il «<strong>ghetto</strong>», luogo ove si ammucchiavano oltre 2500 persone provenienti da varie parti dell’Africa; erano venute senza che vi fosse alcun servizio di accoglienza, o di tipo sanitario, o di assistenza.</em></p>
<p><em>Venivano qui per cercare lavoro, ben sapendo che dovevano dormire in casupole abbandonate, sotto lamiere e cartoni, senza acqua potabile, né servizi igienici; senza assistenza medica a parte il pronto soccorso.</em></p>
<p><em>La <strong>Jerry Masslo</strong>, con i suoi ambulatori, il <strong>Fernandes </strong>con la sua accoglienza, i <strong>Comboniani </strong>con il loro asilo, <strong>Angelo Luciano</strong> con le case famiglie, il <strong>centro sociale</strong> con i suoi sportelli, sono state il risultato e non la causa della presenza di immigrati; sono state risposte a bisogni.</em></p>
<p><em>Le associazioni hanno sempre fatto proposte concrete come per esempio il «<strong>Patto per Castel Volturno</strong>» ma sono state invece le Istituzioni a rimanere sordi a queste proposte.</em></p>
<p><em>Oggi noi le rispondiamo con una sola voce. Ci siamo confrontati, abbiamo incontrato immigrati, abbiamo tenuto incontri e assemblee dove abbiamo discusso su cosa sogniamo per Castel Volturno.</em></p>
<p><em>Se lei costruisce fossati e muri tra le comunità residenti sul litorale Domitio, noi vogliamo provare a costruire ponti. Non ci stancheremo di dialogare, di costruire lotte e percorsi che possono accumunare le sofferenze delle diverse comunità, di Italiani e di Stranieri.</em></p>
<p><em>La disoccupazione, la mancanza di casa, la fatica a pagare le bollette, la voglia di fuggire da questa terra non ha colore. Per questo crediamo che si possa trasformare questa terra in una risorsa per tutti.</em></p>
<p><em>La mancanza di conoscenza genera paura e diffidenza; quando si è vicini ad una persona si impara a conoscerla e ad apprezzarla, si impara ad ascoltare e a cogliere altri punti di vista.</em></p>
<p><em>Non abbia paura della “<strong>differenza</strong>” che gli immigrati portano su questo territorio, <strong>provi a parlare CON loro invece che solamente su di loro</strong> e vedrà che diventerà possibile costruire insieme il riscatto che tutti aspettano.</em></p>
<p><em>Forse capirà che ogni discorso riguardante l’immigrazione a Castel Volturno passa necessariamente per il <strong>Permesso di Soggiorno</strong>. Non si risolverà mai nessun problema se gli immigrati non possono ottenere il documento, se non hanno la possibilità di costruirsi una vita più stabile e sicura, finalmente più liberi da schiavisti e lavoro nero.</em></p>
<p><em>In effetti i fatti di Rosarno qualche cosa ce lo hanno insegnato: ci hanno dimostrato che mantenere persone in clandestinità non favorisce l’emersione della schiavitù e del lavoro in nero.<br />
</em> <em><strong>Caro sindaco, noi siamo disponibili a parlare e confrontarci con lei senza gettare altra benzina sul fuoco</strong>. <strong>L’accoglienza che abbiamo praticato in questi anni e che continueremo a praticare, ci ha insegnato che non è giocando sulle emozioni che si risolvono i problemi</strong>.<br />
</em> <strong><em><br />
AltroModo Flegreo<br />
Associazione Jerry Masslo<br />
Centro Sociale «Ex Canapificio»<br />
MIssonari Comboniani<br />
Operazioni Colomba<br />
Padri Sacramentini</em> »<br />
</strong></p>
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		<title>Lo &#8220;scacciamalocchio&#8221;: nuovo mestiere napoletano</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 10:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Non ci sono articoli correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px; margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.napoli.com/artman/uploads/201005/33994_4big.jpg" alt="" width="224" height="300" />NAPOLI &#8211; </strong>Un tempo Napoli era conosciuta nel mondo anche per i tanti mestieri tipicamente partenopei che si svolgevano per le sue strade.</p>
<p>Chi dei vecchi napoletani non ricorda l’arrotino o l’olivendolo o l’impagliaseggia, per citarne alcuni, attività artigianali che venivano praticate, trasmettendole sovente di padre in figlio, per strada o recandosi di casa in casa. Adesso, che, con l’era del consumismo sfrenato e con la crisi del lavoro, molte di queste attività sono del tutto scomparse, ed altre, come il calzolaio o l’arrotino, sono in via d’estinzione, per le strade di Napoli si assiste al proliferare di nuovi “mestieri” che però, si badi bene, non sono il prodotto di attività artigianali ma un modo come un altro per sbarcare il lunario.</p>
<p>E’ così si assiste al proliferare di giovani che in maniera anche petulante abbordano i passanti per vendere calzini, ed ecco nascere il “<em>calzinaio</em>”; altri personaggi che, seduti su di una panchina o su di uno sgabello, si danno, sulla pubblica via, alla lettura estemporanea delle carte, ed ecco “ il <em>tarocchiere</em> “.</p>
<p>Per ultimo al Vomero un signore con una scatola di sale doppio aperta, prendendone manciate, le lancia addosso ai passanti, gridando “ <em>un poco di sale per scacciare il malocchio</em>”, e subito è stato denominato, con la fantasia tipicamente partenopea, lo “<em>scacciamalocchio</em>“.</p>
<p><em><strong>GENNARO CAPODANNO</strong></em></p>
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		<title>Scalzone: «La nostra rovina sono stati i padri comboniani e le assocazioni di volontariato»</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 14:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<strong>CASTELVOLTURNO - </strong>« <em>Daremo al ministro Roberto Maroni la cittadinanza onoraria di Castel Volturno. Lui ci aiuterà a rendere più appetibile il nostro litorale domizio. A Castel Volturno non ci occorrono centri di prima accoglienza per immigrati...</em>	



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			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img style="border: 1px solid black; margin: 3px 5px;" src="http://www.notiziemigranti.com/images/stories/demo/scalzone.jpg" alt="" width="150" height="112" /><p class="wp-caption-text">Antonio Scalzone</p></div>
<p><strong>CASTELVOLTURNO &#8211; </strong>« <em>Daremo al ministro Roberto Maroni la cittadinanza onoraria di Castel Volturno. Lui ci aiuterà a rendere più appetibile il nostro litorale domizio. A Castel Volturno non ci occorrono centri di prima accoglienza per immigrati&#8230;</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em><br />
</em><iframe src="http://www.notiziemigranti.com/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=399:scalzone-lla-nostra-rovina-sono-stati-i-padri-comboniani-e-le-assocazioni-di-volontariator&#038;catid=58:football&#038;Itemid=182&#038;lang=it" width="640" height="480"></iframe>
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